Effetti fiscali della rinuncia ai dividendi deliberati

Facciamo seguito ai recenti chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate, contenuti nella risposta a interpello n. 59/2025, in materia di rinuncia ai dividendi da parte di soci persone fisiche. La questione presenta rilevanti implicazioni fiscali, sia per il socio che effettua la rinuncia, sia per la società partecipata.

L’Agenzia ritiene che, nel caso di rinuncia a dividendi già deliberati, si configuri comunque un incasso giuridico da parte del socio. Tale impostazione comporta che, anche in assenza della percezione materiale del dividendo, lo stesso risulta fiscalmente rilevante e soggetto a tassazione. In tal caso, si applica la ritenuta a titolo d’imposta nella misura del 26%. La rinuncia non consente quindi di evitare la tassazione né esonera la società dall’obbligo di operare la ritenuta.

Dal punto di vista della società, la rinuncia ai dividendi da parte del socio persona fisica non genera una sopravvenienza attiva tassabile. Il credito rinunciato viene considerato come un apporto patrimoniale e comporta un incremento del patrimonio netto, senza riflessi nel Conto economico, in coerenza con quanto previsto dal principio contabile OIC 28.

Si segnala che la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16595/2023, ha espresso un orientamento difforme, ritenendo che, in mancanza di effettivo incasso e di costi dedotti, non vi siano i presupposti per configurare un incasso giuridico. Tuttavia, allo stato attuale, l’Agenzia delle Entrate continua ad adottare la propria impostazione tradizionale.

In via prudenziale, si raccomanda di evitare la deliberazione di utili in assenza di concreta intenzione di distribuirli. In caso di eventuale rinuncia, è opportuno considerare attentamente le conseguenze fiscali, in particolare l’eventuale obbligo di ritenuta, e valutare con attenzione la strategia più adeguata.

Circolare 22 – Effetti fiscali della rinuncia ai dividendi deliberati